Riformulazione dell’Art. 193: delucidazioni utili per la corretta gestione del trasporto dei rifiuti

A fronte delle richieste pervenute in questi giorni si forniscono delucidazioni utili ai fini della corretta gestione del trasporto dei rifiuti, per non intercorrere in varie ed eventuali inutili sanzioni, si suggerisce di riporre attenzione a quanto riportato di seguito,.

A fronte della riformulazione dell’Art. 193 possiamo considerare tali uniche opzioni ai fini del trasporto rifiuti e la conseguente gestione amministrativa documentale:

Trasporti per microraccolta:

Articolo 193, comma 14
La micro-raccolta, intesa come raccolta di rifiuti da parte di un unico raccoglitore o trasportatore presso più produttori o detentori, svolta con lo stesso automezzo, ovvero presso diverse unità locali dello stesso produttore, deve essere effettuata nel termine massimo di 48 ore; nei formulari di identificazione dei rifiuti devono essere indicate tutte le tappe intermedie effettuate. Nel caso in cui il percorso dovesse subire delle variazioni, nello spazio relativo alle annotazioni deve essere indicato a cura del trasportatore il percorso realmente effettuato.
Con l’indicazione delle 48 ore, è stato chiarito ciò che nella precedente versione era stabilito “deve essere effettuato nel più breve tempo possibile”, evitando così interpretazioni che spesso hanno comportato il sequestro dei mezzi e del deposito per stoccaggio non autorizzato di rifiuti.

Con riferimento alla previsione di cui all’articolo 193, comma 14 in materia di microraccolta è stato anche chiarito su come vadano computate le 48 ore previste dalla disposizione b. come vadano registrate o annotate le tappe intermedie.
Al riguardo, la disposizione di favore accordata dalla previsione in esame presuppone che le attività di microraccolta siano effettuate secondo criteri di tempestività e prossimità. In tale prospettiva, il termine di 48 ore – che va considerato escludendo, dal computo, i giorni interdetti, per varie ragioni, alla circolazione – deve essere considerato a partire dalla prima annotazione riferita al primo prelievo
effettuato fino al momento dell’arrivo all’impianto di destinazione finale. Non si ritiene tuttavia di poter escludere dal calcolo complessivo delle 48 ore le ore di fermo legate al rispetto dei tempi di guida e riposo previsti dalle norme sulla sicurezza e della circolazione stradale dal conteggio delle 48 ore

Stazionamento, soste tecniche, trasbordo:

Art 193 comma 15
“Gli stazionamenti dei veicoli in configurazione di trasporto, nonché le soste tecniche per le operazioni di trasbordo, ivi compresi quelli effettuati con cassoni e dispositivi scarrabili, o con altre carrozzerie mobili che proseguono il trasporto, non rientrano nelle attività di stoccaggio di cui all’articolo 183, comma 1, aa) , purché le stesse siano dettate da esigenze di trasporto e non superino le 72 ore, escludendo dal computo i giorni interdetti alla circolazione.”

La sosta dei veicoli di trasporto di rifiuti, motivata da ragioni tecniche o di trasbordo, viene consentita fino a 72 ore, diversamente dalla previgente disposizione che si limitava a 48 ore.
Non è stato chiarito se possono poggiare a terra o devono essere posizionati sul mezzo, per un massimo di 72 ore, escludendo dal computo i giorni interdetti alla circolazione. E’ stato esplicitamente previsto che non rientrano nelle attività di stoccaggio.

Compilazione del formulario:

art. 193, comma 17

specifica, in maniera più che opportuna, che la responsabilità nella compilazione del FIR da parte del produttore, del trasportatore e del destinatario è riferibile esclusivamente a ciascuno solo alla parte di sua competenza. (“Nella compilazione del formulario di identificazione, ogni operatore è responsabile delle informazioni inserite e sottoscritte nella parte di propria competenza. Il trasportatore non è responsabile per quanto indicato nel formulario di identificazione dal produttore o dal detentore dei rifiuti e per le eventuali difformità tra la descrizione dei rifiuti e la loro effettiva natura e consistenza, fatta eccezione per le difformità riscontrabili in base alla comune diligenza.”)

Per quanto riguarda l’invio della quarta copia del formulario al produttore/detentore per mezzo PEC, chiaramente come alternativa all’invio del documento cartaceo per posta ordinaria. L’espressa previsione che l’invio sia effettuato a mezzo PEC non consente di considerare equivalente un invio mediante posta elettronica non certificata.
Non è previsto dalla norma che sia una copia autenticata.
Non vi è un obbligo di trasmissione da parte del trasportatore, ma l’invio dell’originale è opzionale.
A questo proposito, ma solo per migliore certezza nei rapporti, potrebbe essere opportuno che nel corpo della PEC il trasmittente dichiari espressamente l’impegno a conservare l’originale o ad inviarlo entro un determinato termine. In ogni caso, sia le copie trasmesse via PEC che gli originali devono essere conservate tre anni. La norma non richiede che la quarta copia del formulario di identificazione dei rifiuti sia firmata digitalmente.

Considerazioni finali:

-Le attività di microraccolta devono essere effettuate secondo criteri di tempestività e prossimità. Il termine di 48 ore – che va considerato escludendo, dal computo, i giorni interdetti, per varie ragioni, alla circolazione – deve essere considerato a partire dalla prima annotazione riferita al primo prelievo effettuato fino al momento dell’arrivo all’impianto di destinazione finale.

Non si ritiene tuttavia di poter escludere dal calcolo complessivo delle 48 ore le ore di fermo legate al rispetto dei tempi di guida e riposo previsti dalle norme sulla sicurezza e della circolazione stradale dal conteggio delle 48 ore

-La sosta dei veicoli di trasporto di rifiuti, motivata da ragioni tecniche o di trasbordo, viene consentita fino a 72 ore.

Non è stato chiarito se possono poggiare a terra o devono essere posizionati sul mezzo, per un massimo di 72 ore, escludendo dal computo i giorni interdetti alla circolazione. E’ stato esplicitamente previsto che non rientrano nelle attività di stoccaggio ma consigliato dallo scrivente che il carico dei rifiuti sia sempre poggiato sul mezzo e non a terra.

Inoltre a tal proposito posso indicare che la normativa relativa al trasporto dei rifiuti non prevede che un’impresa iscritta all’Albo gestori ambientali possa trainare un semirimorchio di altra impresa anche se iscritta all’Albo … Ma che a differenza occorre tenere presente che ai fini dell’individuazione delle responsabilità, nel formulario di identificazione dei rifiuti va indicato il nominativo dell’impresa che effettua il trasporto ed il numero di targa del veicolo utilizzato. Tale numero di targa non può che corrispondere a quello riportato nel provvedimento d’iscrizione all’Albo dell’impresa stessa la quale, nel momento in cui controfirma il formulario, assume la responsabilità del corretto svolgimento del trasporto”.
Pertanto a mio avviso in considerazione di quanto sopra espresso, ed in questa area grigia della norma, ritengo che il trasporto di rifiuti non possa essere svolto contemporaneamente utilizzando due mezzi riconducibili a due Società diverse, seppur entrambe in possesso di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali che includa i mezzi stessi.

Quindi seppur ci fosse un cambio targa per esigenze operative, trattore e semirimorchio o motrice e rimorchio devono essere della stessa azienda iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali, a differenza un trasbordo totale del carico può esser fatto sia ad es. dallo stesso trasportatore su altri suoi automezzi o su un automezzo di terzi sempre iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali che prosegue il viaggio verso l’impianto di smaltimento, altresì non è possibile però l’utilizzo di trattore/ motrice di un’azienda e semirimorchio/rimorchio di un’altra ai fini del completamento del trasporto verso l’impianto di smaltimento.

Nel caso in cui il trasportatore sia costretto a cambiare destinatario, ad esempio perché quello previsto è impossibilitato a ricevere il rifiuto, il nuovo percorso e il nuovo destinatario, nonché i motivi della variazione, devono essere riportati nell’apposito spazio del formulario riservato alle “annotazioni”; nel caso in cui, per concrete esigenze operative o imprevisti tecnici, un trasporto di rifiuti venga
effettuato dallo stesso trasportatore con veicoli diversi o da trasportatori diversi, gli estremi identificativi dei diversi trasportatori (nominativo, c. fiscale, n. aut. Albo), dei diversi mezzi utilizzati (es. targa automezzo), il nominativo del conducente e la firma di assunzione di responsabilità potranno essere riportati sulle tre copie che accompagnano il trasporto medesimo nell’apposito spazio riservato alle “annotazioni”.

-a riguardo della responsabilità nella compilazione del FIR , per lo scrivente la tesi interpretativa appena esposta risulta condivisibile, proprio in ragione della necessità di individuare correttamente la responsabilità, quindi a mio avviso qualora ci fosse evidenza di anomalie i conducenti, prima delle operazioni di carico del veicolo, nei limiti di un esame visivo, devono verificare la rispondenza dei rifiuti da trasportare alle indicazioni del produttore/detentore; per altro verso lo scrivente ritiene di rammentare che la normativa vigente prevede che l’attività di trasporto sia effettuata da trasportatori professionali particolarmente qualificati anche al fine di evitare, limitare e correggere eventuali abusi ed errori dei quali possa aversi evidenza durante l’iter del trasporto.
Di conseguenza si lascia spazi estensivi di responsabilità sugli eventuali e riconoscibili indizi di irregolarità e le obbiettive ragioni di sospetto, che potrebbero consigliare un maggiore approfondimento sulla reale natura del carico o sulle modalità di trasporto, non dovrebbero essere valutate sulla base delle capacità del semplice conducente, ma sulla base della preparazione dell’impresa di trasporto cui il conducente deve riferire ogni difformità rispetto al programma ricevuto.

Previsto l’invio della quarta copia del formulario al produttore/detentore per mezzo PEC senza che sia firmata digitalmente.

A cura del Dr. Leonardo Di Cunzolo
Esperto Ambientale

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